lunedì 13 luglio 2009
Uno dei tanti buoni motivi per leggere Meneghello
Il dialetto, per Meneghello, s’identifica con la prima lingua che ha parlato; è, insomma, la lingua. L’italiano è stato imparato a scuola e in modo catechistico, è intriso del linguaggio politico del tempo (fascista) e di preconcetti religiosi. Il dialetto è dunque la «lingua naturale», quella della mamma, dei compagni di giochi; l’italiano è la lingua dei maestri e del potere. Ogni parola del dialetto vibra di sensazioni e ricordi, è qualcosa che si lega alla natura, alla vita, alla personalità, ai sentimenti. L’interesse sociologico appartiene ed è esaurito dall’attenzione al proprio paese; non costituisce certo una spinta autonoma alla scrittura. La lingua nazionale per contro è rigida, priva di espressività, rimanda a forze repressive e innaturali.»
(Cesare Segre nel saggio posto in Prefazione a Libera nos a malo, Rizzoli, Milano, 1975)
martedì 30 giugno 2009
Intervento al Consiglio Comunale del 26 giugno 2009
Studiando – oggi avevamo la prova di latino – mi sono imbattuto in una citazione che mi ha fatto riflettere.
Nel 96 d.C. finisce l’impero di Domiziano, un imperatore dispotico ed autoritario, che male sopportava il dibattito.
In quell’occasione, al finire di un’era così buia per la libertà d’espressione, uno storiografo, Tacito, scriveva «nunc demum redit animus», tradotto «ora finalmente si torna a respirare» (Tacito, Agricola, III, n. d. r.).
Ecco, io credo che in questa sala consiliare, questa sera, questa citazione torni più che mai attuale.
Da questa sera questo luogo torna ad essere il centro della democrazia a Recoaro.
Guardando i risultati delle elezioni risulta chiaro che i recoaresi hanno scelto il cambiamento, hanno scelto un’Amministrazione che finalmente sappia ascoltare e di questo li ringraziamo.
Noi sappiamo, però, che non tutti i recoaersi ci hanno votato, sappiamo che altre idee, altri progetti, altre sensibilità, altre persone si erano presentate a queste elezioni e vogliamo ascoltare anche queste.
Non ci spaventa il dibattito, non ci spaventa neanche lo scontro, purché questo sia condotto sulle idee e per il bene dei cittadini recoaresi.
So bene che essere nel Consiglio Comunale del proprio paese già a 18 anni è un onore concesso veramente a poche persone.
So di non essere una “vecchia volpe” della politica e di questo vado anche fiero, ma una cosa credo di averla già imparata.
Chi amministra paesi piccoli come il nostro non può permettersi di avere pregiudizi con le persone per come la pensano o per come votano.
Ho imparato che per Recoaro è importante il contributo di tutti e che la qualità migliore di un amministratore è quella di saper ascoltare per dare risposte mirate ai problemi concreti dei cittadini.
Rimbocchiamoci le maniche.
Da fare ce n’è per tutti.
Grazie.
Alberto Trivelli
venerdì 29 maggio 2009
Lettera agli elettori
Sono Alberto Trivelli, ho 18 anni, frequento l’ultimo anno del Liceo Classico di Valdagno e con passione svolgo attività politica da alcuni anni. Sono coordinatore dei Giovani Democratici della Valle dell’Agno e del Partito Democratico di Recoaro. Mi candido a fare il consigliere comunale a Recoaro Terme nella lista che propone il candidato Sindaco Franco Perlotto.
Da sempre il mio impegno in politica è andato nella direzione di dare voce alle istanze dei giovani e non solo. Credo infatti che per cambiare veramente le cose sia necessario mettere in prima linea gente giovane, ma con le idee chiare, capace di portare una ventata d’aria fresca alla politica e all’ammi nistrazione di un Comune.
Troppo spesso ho visto giovani allontanarsi da Recoaro perché lo ritenevano un paese privo di opportunità. Io non voglio che sia più così.
La nostra lista, mettendo al primo posto i servizi al cittadino, vuole rendere ogni recoarese, dal più giovane al più anziano, fiero di abitare nel nostro paese.
E’ per questo che io mi candido al Consiglio Comunale, perché voglio che tutti possano essere fieri come lo sono io di abitare a Recoaro Terme.
Se anche tu credi in questo, vota la lista “Perlotto Sindaco”.
Se ritieni che io sia una persona adatta al compito di rappresentare i recoaresi al Consiglio Comunale, scrivi “Alberto Trivelli” sulla preferenza.
Ti auguro un voto sereno.
Un saluto cordiale,
Alberto Trivelli
venerdì 27 marzo 2009
Anche a Recoaro facciamo rete!
Questa è l’opinione prevalente, pur sbagliata, che in Valle si ha del nostro Paese.
Recoaro – si dice – ha un ambiente meraviglioso, avrebbe tutte le risorse per diventare un centro turistico coi fiocchi, per diventare lo “sbocco domenicale” di una zona ben più ampia della sola Valle dell’Agno. Negli anni, però, una serie di scelte sbagliate, troppe Amministrazioni inadeguate, la tanto vituperata chiusura della mentalità “montanara”, hanno portato Recoaro ad essere ciò che è ora.
Questo è quello che si dice fuori dal nostro Paese, e lo sappiamo tutti.
Io non la penso così.
Fatti salvi gli errori del passato e le Amministrazioni inadeguate, penso che ciò che ci doveva essere e non c’è stato sia l’organizzazione.
Mi spiego.
Recoaro Terme, come si diceva poc’anzi, ha tutte le potenzialità per diventare un centro attrattivo di primo livello. Ma le nostre vere risorse non sono solo quelle ambientali, ma anche e soprattutto quelle umane.
I casi di cattiva gestione del Paese (che sono sempre e comunque troppi) non ci facciano dimenticare il fermento culturale e sociale che si respira nel nostro floridissimo tessuto associazionistico!
A chi ricorda Recoaro solo per le sue pecche, non dobbiamo mai mancare di ricordare l’atmosfera di vivido fermento che si respira nelle nostre sagre, alla Chiamata di Marzo, l’atmosfera che tanti esercenti cercano, in maniera indipendente l’uno dall’altro, quando propongono alla cittadinanza eventi culturali, serate, feste.
La domanda, a questo punto, pare quasi scontata: come mai, nonostante il fermento di cui parli, a Recoaro le cose sembrano non migliorare mai? Come mai noi Recoaresi vediamo il nostro Paese andare sempre peggio?
Come ovvio la risposta a questa domanda non è per nulla semplice, ma secondo me si può riassumere in un concetto: mancanza di organizzazione.
In questi anni, specialmente di Amministrazione Viero, non si è trovato di meglio che dividere attraverso mille modi la popolazione recoarese.
Per vederlo non è necessario né fare il cospirazionista né prendere in esame fatti eclatanti che abbiano portato a spaccature clamorose.
Più in generale, ciò che a mio parere ha diviso il Paese in questi anni sono state le decisioni prese in solitaria dall’Amministrazione Comunale. Basti pensare al caso-antenna (si era mai visto un Sindaco che denuncia i propri concittadini?), alla cava del monte Civillina, alla chiusura della materna di Merendaore fino ad arrivare al recente “boicottaggio” della squadra Real Recoaro.
Sono tutti casi su cui si è discusso in abbondanza, ma che hanno un innegabile comune denominatore: sono decisioni che sono state prese senza consultare minimamente la cittadinanza coinvolta e che non hanno fatto altro che creare divisioni in Paese.
Questo è proprio quello che noi della lista a sostegno di Franco Perlotto non vogliamo fare.
Crediamo che in un migliore coordinamento delle forze del Paese stia la chiave per una nuova crescita di Recoaro, che parta dalla cittadinanza, dalle risorse umane che già abbiamo, organizzandole al meglio.
Rilanciare l’unità di un tessuto associazionistico (e più in generale sociale) oggi disgregato deve essere la nostra assoluta priorità: dobbiamo dimenticarci le contrapposizioni fra cittadini e fra Amministrazione e cittadini. Pare un luogo comune, ma mai come in questo caso l’unione fa la forza!
Questo non va preso come il nostro programma, che ovviamente sarà pieno di provvedimenti più concreti, ma come la nostra forma mentis, la filosofia che caratterizzerà la nostra lista.
Non voglio, però, che questo articolo passi come uno sterile j’accuse nei confronti dell’Amministrazione Viero, non sarebbe nel mio stile.
Voglio dunque portare degli esempi, contenuti nel nostro programma (ma che evidentemente non lo esauriscono), di quello che noi intendiamo per “fare rete”.
Il primo: l’Istituto Alberghiero “Pellegrino Artusi”.
Sappiamo ogni giorno dai giornali come le spinte per aprire un altro Istituto Alberghiero a Vicenza si stiano facendo ogni giorno più prepotenti. Noi, però, non riteniamo accettabile che Recoaro perda allo stesso tempo un motore fondamentale per la propria economia e un punto d’eccellenza a livello nazionale dell’istruzione alberghiera e professionale.
Sappiamo anche che, ad un’immobilità del Comune di Recoaro, non potrà che corrispondere una sempre maggiore forza di chi l’Alberghiero vuole spostarlo; in una parola: l’Alberghiero resterà a Recoaro solo se sapremo fare qualcosa, se sapremo proporre qualcosa.
Quello che noi proponiamo, appunto, è di fare rete tra l’Istituto e le Fonti Centrali. Acquistando uno degli alberghi in quella zona, si potrebbe creare uno studentato che possa ospitare gli studenti provenienti dalle zone più distanti. Inoltre una sinergia tra fonti ed Alberghiero permetterebbe agli alunni di specializzarsi in una branca dell’accoglienza termalistica particolarmente inusuale e richiesta sul territorio nazionale. Non da ultima, la creazione di un centro anti-obesità sarebbe un’ottima opportunità di ulteriore specializzazione degli studenti in un campo dell’alimentazione, quello terapeutico-dietetico, che nei prossimi anni acquisterà sicuramente una sempre maggiore importanza.
Il secondo esempio: la consulta giovanile.
Se si chiede ad un qualsiasi giovane recoarese cosa offre a lui e ai suoi coetanei il suo Comune, molto probabilmente risponderà che a Recoaro, per un ragazzo od una ragazza, non c’è mai niente da fare.
Da anni, nei programmi elettorali di qualsiasi lista, la questione-giovani è affrontata in maniera estremamente sommaria: chi fa politica (che di norma non brilla per gioventù), per i giovani non sa cosa inventarsi.
Noi non crediamo di avere la risposta in tasca per i giovani recoaresi; pensiamo però che qualcosa si debba fare al più presto perché i giovani recoaresi non si sentano animali rari in una riserva di anziani, ma parte attiva della comunità che contribuisce alla creazione di opportunità, specialmente rivolte al pubblico under 30. Quello che vogliamo fare noi è far passare i giovani recoaresi dalla protesta alla proposta.
Cerco di spiegarmi con un po’ di concretezza.
Come può fare un’Amministrazione comunale ad attivarsi nella direzione giusta nei confronti della cittadinanza più giovane?
Prima di tutto è necessario ascoltare.
Per questo noi promuoveremo, se verremo premiati dagli elettori, la creazione di una Consulta Giovanile anche a Recoaro (sull’esempio dell’Agorà dei giovani di Valdagno), un organo consultivo dell’Amministrazione in tema di politiche giovanili composto da rappresentanti dell’associazionismo giovane, da giovani rappresentanti delle categorie economiche, da rappresentanti del mondo sportivo-culturale e da quanti vorranno impegnarsi e dire la loro.
Per riprendere il concetto esposto prima, a Recoaro i giovani hanno già le idee, ma spesso esse sono disorganizzate e poco sviluppate per mancanza oggettiva dei mezzi per farlo (come si fa a fare proposte concrete senza sapere, ad esempio, la copertura finanziaria che può dare il Comune?).
Quello che noi ci proponiamo, appunto, è di dare a queste idee un luogo dove possano essere discusse, messe in rete, organizzate e proposte subito a chi - l’Amministrazione - può metterle in pratica.
Insomma, un nostro chiodo fisso, quello di fare rete tra la cittadinanza.
E oltre.
Dobbiamo renderci conto che Recoaro, da solo, può fare molto poco. È necessario, per questo, un continuo consulto fra le Amministrazioni della Valle dell’Agno, per poter offrire i propri servizi ad un bacino di utenza che non è più comunale, ma vive una dimensione di valle, vivendo in un comune, mandando a scuola i figli in un altro e lavorando in uno ancora diverso.
Ma quale dialogo ci può essere da parte dei Sindaci di Vallata con un Sindaco di Recoaro che, senza consultarli, vorrebbe far passare per i Comuni che amministrano i 100 camion al giorno della cava sul Civillina? La risposta, in coscienza, è nessuno.
Anche su questo, se verremo premiati dagli elettori, avremo molto da costruire.
Buone cose,
Alberto Trivelli
Coordinatore del Circolo del Partito Democratico di Recoaro Terme
mercoledì 25 febbraio 2009
PD e Lega: filosofando pure sui perchè
Questo è quello che da qualche anno pensa con decisione il Partito Democratico di Recoaro Terme.
Le discutibili decisioni dell’Amministrazione Viero, la chiusura di quest’ultima anche al minimo confronto con l’opposizione consiliare, la vessazione continua del principio democratico che Voltaire esprimeva con il suo celebre “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”; da ultima, l’aggiunta di un assessorato a tre mesi dalle elezioni, irridendo i cittadini vittime della crisi economica per fini quantomeno poco chiari.
Queste sono solo alcune delle ragioni che ci hanno sostenuto in questi anni di opposizione costruttiva ma decisa all’Amministrazione di Franco Viero.
Arriviamo però al “piatto forte”.
Negli ultimi giorni si è palesata l’intenzione, da parte di Partito Democratico, di Partito Socialista, della Lega Nord e di numerosi cittadini attivi a Recoaro Terme di convergere tutti sul nome del candidato Sindaco Franco Perlotto.
Ora, ciò che balza all’occhio del lettore è che forze diverse come PD e Lega possano convergere sullo stesso nome, dato che a livello nazionale si trovano su posizioni piuttosto distanti.
Da coordinatore del Partito Democratico, ritengo sia giusto spiegare le ragioni di questa unità d’intenti che può sembrare strana.
Il primo punto che è necessario chiarire è che non è un “tutti contro Viero”; se si è trovata una convergenza si è trovata sul programma, su un progetto comune che i due partiti hanno per il futuro di Recoaro.
Ma non è tutto. Partiamo dal passato. Nei precedenti anni di opposizione all’amministrazione Viero, i gruppi consiliari di Uniti nell’Ulivo e della Lega Nord sono stati pressoché sempre concordi nel pronunciare secchi no alle scelte dell’Amministrazione quando necessario, ma a votare a favore dei provvedimenti ritenuti giusti.
Un fulgido esempio di questa concordia si è avuto con la vicenda-Alberghiero nella quale tutte le forze di opposizione, coinvolgendo anche i propri vertici provinciali, hanno saputo opporre un secco no all’ipotesi di un altro Istituto a Vicenza.
Abbiamo pertanto guardato a questi anni di opposizione comune quando abbiamo cominciato gli incontri tra i due partiti in vista di una possibile convergenza sul nome di Franco Perlotto.
Ora – dirà il lettore – tra condurre l’opposizione in maniera concorde e candidarsi assieme per guidare il Paese ne passa un bel po’!
Questo, in un primo momento, ce lo siamo chiesti anche noi. Possono partiti schierati sul fronte progressista come il Partito Socialista e Partito Democratico e partiti di così diversa estrazione come la Lega Nord “coabitare” (mi si passi il termine) nella stessa Amministrazione? La risposta che ci siamo dati è sì.
Ci siamo resi conto che questa convivenza si poteva realizzare solo ad una condizione: che i partiti facessero un passo indietro e lasciassero emergere le competenze dei singoli.
Conoscendo a fondo la realtà recoarese ci siamo resi conto che questo Paese ha bisogno di tutto fuorché delle divisioni, delle beghe, degli interessi di bottega. Per questo ci siamo fatti da parte lasciando spazio ai cittadini,basti pensare che, per come si sta delineando, nella nostra lista le persone iscritte ai partiti saranno una minoranza.
Certo – chiederà il lettore – ma come vi comporterete quando ci saranno tematiche nazionali a dividervi?
La risposta è molto semplice. Nessuno chiede agli iscritti della Lega di iscriversi al PD, così come io e i miei amici di Partito non cominceremo a sventolare bandiere leghiste.
Quello che ci renderà compatti nella nostra Amministrazione sarà che tutti lavoreremo per il bene di Recoaro, che tutti lavoreremo per il nostro programma, che sarà condiviso in ogni suo punto da ogni candidato.
Non sono gli interessi di partito quelli che ci spingono in questa avventura inedita; se così fosse ognuno di noi avrebbe presentato la propria lista.
Quello tra PD, PS e Lega non è un accordo politico, ma una convergenza amministrativa sul nome di Franco Perlotto. La differenza c’è ed è tanta.
A costo di ripetere un luogo comune, ciò che ci spinge con forza e convinzione è il bene di Recoaro.
Adesso ci troviamo nel momento che secondo me è tra i più belli di una campagna elettorale: quello che ci chiede di tradurre su carta tutte le nostre idee per il Paese - e ce ne sono di veramente innovative - e al contempo di trovare le persone più adatte a portarle avanti.
Anche per questo noi dei partiti abbiamo fatto un passo indietro. Sappiamo che per dare a Franco Perlotto la squadra migliore possibile è necessaria la massima apertura a tutte le forze del Paese, senza etichette politiche.
Ci siamo posti solo tre paletti, tre criteri che caratterizzeranno la nostra lista:
Il primo è il rinnovamento. Siamo convinti che per cambiare il Paese sia necessario anche cambiare le persone che lo amministrano. Per questo solo una minima parte della nostra lista sarà composta da persone con precedenti incarichi nella politica recoarese. I più saranno “facce nuove”.
Il secondo criterio che noi ci poniamo è la rappresentanza territoriale. Se vogliamo amministrare Recoaro, la nostra lista dovrà avere al proprio interno le istanze di tutto il territorio recoarese.
L’ultimo criterio che ci siamo posti, ma forse il più importante, è la competenza. Nessuno dei nostri candidati sarà messo in lista come “acchiappa voti”, ma tutti dovranno portare il proprio contributo al programma prima all’Amministrazione poi.
Perdonate la lunghezza, ma spero di aver spiegato a sufficienza come ci siano ottimi presupposti per un futura Amministrazione Perlotto a Recoaro Terme.
Buone cose.
Alberto Trivelli
lunedì 8 settembre 2008
Un pellegrinagio non è sempre inutile, anche per un ateo
Comunque.
Mentre salivo al santuario mediante i 1540 scalini (vedi "sudare come un maiale") al massimo della mie possibilità, la dalla chiesa sovrastante venivano diffuse (molto sobriamente, devo dire) con gli altoparlanti le letture del giorno.
Mi ha colpito quella che segue:
15Se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
Mi ha fatto riflettere il fatto che io sono diverso da costoro. Quando infatti i pochi testimoni che ho chiamato a raccolta non riusciranno a convincere il mio fratello, io comincerò una riflessione introspettiva: mi chiederò se sono io a non avere ragione; in seguito potrò anche arrivare ad ammettere che al mondo esistono punti di vista diverso dal mio.
Mi renderò conto che il mondo non è semplice come il bianco e il nero, il Bene e il Male, Dio e Satana, il Nulla e la Creazione.
Infine, ogni cosa non dovrà essere risolta davanti a testimoni o addirittura all'intera comunità. Ci dovrà essere una legge, che stabilisca chi ha ragione e chi torto. Una legge che garantisca tutti, a prescindere, che ne so, dalle conoscenze o dal favore per un contendente o per l'altro e che stabilisca sì una pena commisurata all'eventuale torto, ma con la quale non possa mai venir meno il rispetto per la persona che può aver sbagliato.
Non so se ho ragione, ma penso di aver capito un po' meglio cos'è il relativismo.
lunedì 25 agosto 2008
Riscoprendo casa mia (introspettivo)
Adesso basta.
Cioè, gli amici ce li ho ancora e li vedo anche spesso, ma con il cuore, finalmente, sto tornando al mio paesello.
Sarà il recuperare rapporti vecchi di un pezzo, sarà la politica, ma sabato, discutendo, ad un dibattito organizzato dal PRC di Recoaro dove parlavo come vice segretario del PD, parlare dei problemi del mio paese mi ha ricordato, ancora una volta, quanto sono affezionato alle mie montagne, alla mia piazza, all'andare fuori e salutare il 50% delle persone che incontro.
Per concludere con la solita mia (amata) politica, non vedo l'ora di affrontare le prossime amministrative. A Recoaro, ovvio.
P.S. Ecco cosa sto aspettando, perchè SW non è solo Star Wars!
mercoledì 6 agosto 2008
Il mondo nuovo
Una settimana a contatto con gente intelligente e valida, che si spende per fare cose altrettanto intelligenti e valide: il partito che vorrei, insomma!
Un' esperienza che voglio ripetere anche l'anno prossimo, con un sindacato studentesco unito, pieno di idee e voglia di fare!
Grazie a tutti!
P.S. Un grazie particolare a chi mi ha aperto un altro mondo nuovo.
P.S.2: forse ci siamo...
giovedì 12 giugno 2008
Aggiornamenti
1. Pd nel Pse. Mi sento un po' come un certo Pierferdinando che, urante la campagna elettorale, continuava a dire "Noi dell'UDC l'avevamo detto!", a proposito della maggior parte delle questioni.
Ecco ora si comincia a parlare di collocazione europea e io posso dire che l'avevo detto. Ma non mi fermo qui.
La mia posizione è nota, se il Pd è riformista, deve stare in Europa con chi riformista lo è davvero, ovvero con i socialisti. É anche indispensabile, però, che da lì si parta per costruire una casa molto più grande, che lasci spazio a tutti i democratici europei.
Pur apprezzandolo molto, non mi piace Martin Shultz che dice che l'Europa non è un'Italia allargata. Non sarà così, ma fatti due conti, con i partiti socialisti in crisi nera, quella italiana mi pare la migliore via praticabile.
2. La mia amata Recoaro si sta scaldando, nel 2009 abbiamo le amministrative. Noi del PD siamo già caldi: ci siamo formati, ci allarghiamo ad ogni riunione, abbiamo diffuso bei volantini e abbiamo organizzato ieri sera un incontro con degli ottimi nomi: Variati, Rizzato, Berlato Sella e Collareda. Proprio una bella serata.
Ora si profila all'orizzonte un appuntamento di primarie per scegliere il candidato sindaco del Pd. Io lo dico: evviva! Abbiamo uno strumento novo, quello della politica partecipata, uno strumento che, sia per strutture che per spinta ideale i nostri avversari si sognano. Usiamolo! Mettiamoci tutti in una sana competizione e poi lavoriamo tutti per chi sarà il vincitore!
Penso che i recoaresi capiranno cosa vuol dire passare da un sindaco factotum (nell'accezione negativa) a un sindaco scelto dalla gente, che sta tra la gente.
3. Gnocca zero. Comincia a diventare un problema.
giovedì 24 aprile 2008
25 aprile
«Il 25 Aprile è la festa di tutti gli italiani, per ricordare il giorno in cui è stata restituita la libertà di dire ciò che si pensa, la libertà di votare, la libertà di stare in un partito, di fare un sindacato e di essere ebrei senza finire in un campo di sterminio. Non ci deve essere nessun italiano che considera questo giorno altro che una festa di tutti gli italiani, la festa della Liberazione».
(W. Veltroni)
giovedì 20 marzo 2008
Belle esperienze
Assemblee costituenti nazionale, assemblee costituenti regionali, assemblee provinciali del PD, assemblee provinciali dei Giovani Democratici e Assemblee d'Istituto da organizzare.
Ormai anche il mio fegato è un organo assembleare.
Ma non è di questo che voglio parlare.(E neanche di elezioni, almeno io)
Da qualche tempo, infatti, ho ricominciato a fare politica. Politica vera, fatta di dialogo, di documentazione, ma anche di divertimento, di discussioni rilassate. Di grandi temi e di barzellette.
Abbiamo fatto i Giovani Democratici della Valle dell'Agno.
É cominciata con io e Sevwandi che chiamiamo gente, imbustiamo (imbusta lei) 160 lettere, scriviamo mail per il primo incontro dei Giovani Democratici della Valle dell'Agno.
Ci andiamo, io e lei, un po' mogi, abbiamo ricevuto molte disdette il giorno stesso, ci aspettiamo di essere da soli. 15 persone. La sede quasi piena.
Da lì ci siamo ritrovati tre giorni dopo, a parlare di Pedemontana (chi è di qui sa di che parlo). 20 persone.
Personalmente ne avevo molto bisogno. Per quasi un anno la politica per me è stata arrovellarsi sui bizantinismi di liste, statuti, regolamenti provvisori e manifesti vari. Ora abbiamo ricominciato a parlare. Che bello! Abbiamo cominciato un'avventura, ci siamo fatti un blog (www.gdvalleagno.blogspot.com) e una mail (gdvalleagno@gmail.com). Stiamo crescendo. Divertendoci. Incredibile.
lunedì 7 gennaio 2008
Succede
Succede che la scelta di un linguaggio infelice e l'uso di patetici luoghi comuni che volevano solo esorcizzare un razzismo che troppo spesso è strisciante, offendano qualcuno.
Succede di capire che quel qualcuno aveva ragione ad offendersi.
Succede di ringraziare chi me l'ha fatto notare.
Succede di sbagliare, succede di scusarsi.
Spero succeda di perdonare.
Credo non ci siano parole per scusarsi con chi si è sentito offeso da post che era stato pubblicato su questo blog.
Inutile dire che non era nostra intenzione offendere, né tanto mento essere razzisti.
Chi ci conosce sa quanto questo sia lontano dal nostro modo sia di comportarci che di vedere il mondo.
L'uso di un linguaggio infelice e di patetici luoghi comuni è stato comunque un grave sbaglio, sarebbe ipocrita e poco serio non riconoscerlo, soprattutto dopo che ci stato fatto notare, anche indirettamente, da persone che godono di tutto il nostro affetto e la nostra stima.
Non possiamo che ribadire le nostre più sentite scuse e continuare a lavorare perché chi certe cose le dice sul serio cambi idea.
Dispiaciuti
Alberto Trivelli e Stefano Poggi
lunedì 24 dicembre 2007
La giovanile che vorrei
Mercoledì 19 abbiamo riunito, primo in Italia, il coordinamento provinciale provvisorio dei Giovani Democratici di Vicenza.
Dal Veneto e da Vicenza, terra difficile, abbiamo fatto i primi passi verso un’organizzazione giovanile grande e partecipata.
Dobbiamo fare un’ammissione. Dalle primarie del 14 ottobre, all’interno del Partito Democratico, almeno dalle mie parti, ci stiamo arrovellando sulle forme, sulle regole e sugli organismi, dimenticando le idee.
Come il ceramista che, fatto il vaso, lo rifinisce e lo cesella molto accuratamente, ma dimentica di riempirlo, noi dimentichiamo di riempire il meraviglioso contenitore che abbiamo creato di proposte e di temi concreti.
Questo dovranno fare i Giovani Democratici, parlare ai giovani dei problemi veri ed arrivare, attraverso il confronto democratico, a dei risultati.
Troppo spesso ha ragione il detrattore della politica che ci accusa di essere bravi “solo a parole”.
Ha torto e glielo dobbiamo dimostrare.
Una giovanile radicata nel territorio e, per questo, decentrata.
Se vogliamo che i giovani si avvicinino a noi, alla politica, dobbiamo parlare di problemi che loro sentono più vicini e quotidiani e questo non possiamo farlo né dal livello regionale né da quello provinciale. Deve essere incentivata la creazione di “nuclei” locali che coinvolgano, dalla scuola e dal luogo di lavoro, i giovani che hanno voglia di parlare e risolvere i problemi.
Una giovanile innovativa, nel merito, ma anche nel metodo.
Nel
Come primo atto per quanto riguarda la comunicazione, infatti, i Giovani Democratici di Vicenza si sono dotati di un sito (http://giovanidemvic.altervista.org) e di un gruppo di discussione (http://groups.google.com/group/giovanidemvicentini).
Questi, però, sono ancora i primi passi.
La giovanile che voglio io, oltre ad essere grande e partecipata deve essere anche autonoma.
Credo che nessuno dei giovani che si sta impegnando nella creazione di questa organizzazione si nasconda che sarà legata a doppio filo al Partito Democratico. Non possiamo immaginare di non riunirci nelle sedi del PD, di non avere i nostri stand alle feste dell’Unità (o come si chiameranno) e, fatto non secondario, non possiamo dimenticare che i fondi del PD saranno anche nostri.
Uno dei motivi che mi hanno convinto della necessità di un’organizzazione giovanile è, però, il bisogno di autonomia propositiva delle nuove generazioni. È necessario che i giovani, per confrontarsi col partito, siano presenti con una posizione chiara, condivisa ed elaborata in piena autonomia.
Per avere ciò i Giovani Democratici dovranno viaggiare su un binario parallelo ma distinto rispetto al Partito Democratico, dovranno essere in grado di esprimere, quando lo si ritenga necessario, una posizione diversa, anche per stimolare il partito e offrirgli spunti di riflessione e di crescita.
Dovremo essere, parafrasando Socrate, “tafani ai fianchi del partito”.
Credo che ci dovremo porre questo obiettivo, se siamo giovani che hanno “qualcosa da dire”.
Recoaro Terme, 23 dicembre 2007
Alberto Trivelli
Pubblicato su Fermentidemocratici
domenica 23 dicembre 2007
Nostalgia...
Ho trovato questo filmato su youtube. Una storia si chiude oggi, noi siamo la forza che ne deve cominciare un'altra. Però gli occhi lucidi vengono lo stesso.
martedì 18 dicembre 2007
venerdì 23 novembre 2007
Pro Iuvenile
Recoaro Terme, 22 novembre 2007
Le nostre primarie hanno cambiato la politica e sarebbe riduttivo riferirsi solo ai processi aggregativi che si sono ingenerati sia alla nostra destra che alla nostra sinistra.
Le primarie hanno cambiato la politica, perché hanno impresso una svolta partecipativa (che si badi bene a non disperdere) ai processi decisionali che prima avvenivano quasi esclusivamente nelle chiuse stanze del “palazzo”.
Noi giovani ci dobbiamo dunque confrontare con una realtà diversa rispetto a quella alla quale si approcciavano le organizzazioni giovanili dalle quali parte di noi proviene.
Come siamo stati entusiasti rispetto al progetto del Partito Democratico, così dobbiamo esserlo nell’ascoltare e interpretare le sollecitazioni provenienti da una società che, ancor più dopo il 14 ottobre, affronta il mondo con occhio critico ed analitico.
Dobbiamo cogliere le perplessità e le proposte di quei giovani a cui non bastano partiti di plastica.
Per fare questo, occorrono strumenti adatti e funzionali.
Nelle ultime settimane c’è stato chi ha parlato di un’organizzazione giovanile del PD come una “riserva indiana”, sostenendo che il nostro debba essere il partito dei giovani.
Io questo partito non lo voglio. Il mio Partito è quello degli italiani, dalla pediatria alla geriatria.
Solo all’interno di un partito che riconosca a pieno tutte le sue componenti, anche generazionali, può e deve trovare spazio un’organizzazione giovanile forte e radicata. Per due motivi.
Prima di tutto dobbiamo considerare l’attrattiva che, nel bene e nel male, i partiti hanno sui giovani. Non è realistico pensare che molti nostri coetanei, pur interessati alla realtà che li circonda, si iscrivano ad un Partito la cui tessera, di qualunque colore essa sia, è spesso sentita come troppo pesante ed impegnativa.
Solo un’organizzazione giovanile può catalizzare quelle energie che, senza l’impegno di una tessera, vogliono contribuire allo sviluppo e all’affermazione del partito da cui si sentono rappresentati.
Questo deve essere fatto prima di tutto sul piano locale. In un’Italia troppo spesso bloccata dalla sindrome NIMBY, è chiaro a tutti che i problemi che appassionano per primi e di più sono quelli che coinvolgono se stessi, il proprio comune. Per questo è necessario che l’organizzazione che ci daremo vada il più possibile nella direzione del decentramento, non al fine di creare innumerevoli “gruppi di pressione” a livello più alto, ma di avvicinare il partito al cittadino e, auspicabilmente, le soluzioni ai problemi.
È chiaro però che l’organizzazione di un partito e di una giovanile che si pongono in primis come nuovi, non si può basare esclusivamente sulla stantia scala gerarchica sezione-provincia-regione-nazionale.
Noi giovani per primi dobbiamo farci latori di strumenti di comunicazione e di coordinamento nuovi, che sono disponibili grazie alle nuove tecnologie e che sta solo a noi sfruttare.
Sul sito www.partitodemocraticoveneto.org è comparso un sondaggio che evidenziava il fatto che i giovani veneti al 44% si informino di politica grazie ad internet.
Di fronte ad un dato così lampante, che riguarda proprio la fascia a cui noi ci dovremo rivolgere, non possiamo permetterci di far finta di non vedere e di continuare ad usare il web poco e il più delle volte come una vetrina, priva di interazione da parte degli utenti.
É significativo il fatto che, prima dell’organizzazione stessa, sia nato un network nazionale di coordinamento (www.fermentidemocratici.ilcannocchiale.it) su internet.
A prima vista può sembrare di scarsa importanza, ma è democratico anche questo.
Infatti, all’interno di un partito per definizione democratico, i giovani devono essere dotati di una forte autonomia propositiva.
Non dimentichiamo l’esperienza, tra le tante, della proposta di legge “Accesso al Futuro”, elaborata e fortemente sostenuta dalla Sinistra Giovanile, che entrò poi a far parte del programma del Presidente Prodi.
Per questo non posso che auspicare che i Giovani Democratici, se così si chiameranno, viaggino su un binario sì parallelo a quello del partito, ma chiaramente distinto e autonomo in quanto a proposte.
Certo, questo causerà prima o poi una diversificazione tra la linea del PD e quella dei GD, ma non è anche questo il sale della democrazia?
È chiaro, però, che, almeno nella sua fase iniziale, un soggetto generazionale non può avere un impatto sulla società pari a quello del partito.
Per questo a chi dice di organizzare delle primarie anche per i Giovani Democratici, io mi permetto di esprimere il mio disaccordo.
Non commettiamo l’errore di giocare, come bambini, troppo col giocattolo nuovo, fino a romperlo.
Non possiamo pensare che la gente venga a votare ogni quindici giorni.
Quello delle primarie è stato un ultimo gesto di fiducia che ci dobbiamo meritare, prima di chiederlo nuovamente.
Radichiamoci, spendiamo tutte le nostre energie in una campagna vera di tesseramento, poi potremo permetterci di organizzare una machina di consultazione seria e coinvolgente.
martedì 13 novembre 2007
...il ritorno
mercoledì 5 settembre 2007
giovedì 23 agosto 2007
Sulle primarie
Questa breve parentesi biografica per dire che in questo progetto ci credo da quando posso. É abbastanza mortificante, dunque, vedere come stanno andando le cose nel percorso costituente. Non voglio neanche stare qui ad elencare tutte le cose che non vanno, non è nella mia indole ottimista, ma devo anche dire che tra le scaramucce una più penosa dell'altra (e qui sono d'accordo con la Bindi, parliamo di programmi, acciderbolina!) qualcosa di buono c'è. Le candidature multiple, ad esempio. Chiaramente il Uolterone vincerà, ma è interessante e democratico vedere come.
Sia chiaro, io lo sostengo. Non l'ho ancora scritto su questo blog, ma da almeno una anno parlo del ticket (qualcuno mi spieghi perchè lo chiamano ticket, io non l'ho ancora capito) Veltroni-Franceschini come di quello vincente (lasciatemi un po' di soddisfazione per i miei vaticini), per il PD e per l'Italia.Non credo che sia una candidatura d'apparato, credo che sia una candidatura naturale. Basta vedere come impenna il PD nei sondaggi quando si nomina er sindaco!
Non so ancora quale lista voterò, voglio vedere le persone (e nel comitato ci sto dentro, almeno non me le faccio proprio imporre!).
Sul piano locale, comunque, anche per noi comitates, il buio è totale, non si riescono a trovare persone da candidare. Io ho comunque intenzione di battermi, voglio che ci siano giovani. Cazzo, mica solo democratici della prima ora!

