giovedì 20 marzo 2008

Belle esperienze

É da molto tempo che non scrivo, diciamo che la vita terrena mi sta occupando molto.
Assemblee costituenti nazionale, assemblee costituenti regionali, assemblee provinciali del PD, assemblee provinciali dei Giovani Democratici e Assemblee d'Istituto da organizzare.
Ormai anche il mio fegato è un organo assembleare.

Ma non è di questo che voglio parlare.(E neanche di elezioni, almeno io)
Da qualche tempo, infatti, ho ricominciato a fare politica. Politica vera, fatta di dialogo, di documentazione, ma anche di divertimento, di discussioni rilassate. Di grandi temi e di barzellette.
Abbiamo fatto i Giovani Democratici della Valle dell'Agno.
É cominciata con io e Sevwandi che chiamiamo gente, imbustiamo (imbusta lei) 160 lettere, scriviamo mail per il primo incontro dei Giovani Democratici della Valle dell'Agno.
Ci andiamo, io e lei, un po' mogi, abbiamo ricevuto molte disdette il giorno stesso, ci aspettiamo di essere da soli. 15 persone. La sede quasi piena.
Da lì ci siamo ritrovati tre giorni dopo, a parlare di Pedemontana (chi è di qui sa di che parlo). 20 persone.

Personalmente ne avevo molto bisogno. Per quasi un anno la politica per me è stata arrovellarsi sui bizantinismi di liste, statuti, regolamenti provvisori e manifesti vari. Ora abbiamo ricominciato a parlare. Che bello! Abbiamo cominciato un'avventura, ci siamo fatti un blog (www.gdvalleagno.blogspot.com) e una mail (gdvalleagno@gmail.com). Stiamo crescendo. Divertendoci. Incredibile.

lunedì 7 gennaio 2008

Succede

Succede di scadere in un'ironia di pessimo gusto.
Succede che la scelta di un linguaggio infelice e l'uso di patetici luoghi comuni che volevano solo esorcizzare un razzismo che troppo spesso è strisciante, offendano qualcuno.
Succede di capire che quel qualcuno aveva ragione ad offendersi.
Succede di ringraziare chi me l'ha fatto notare.
Succede di sbagliare, succede di scusarsi.
Spero succeda di perdonare.

Credo non ci siano parole per scusarsi con chi si è sentito offeso da post che era stato pubblicato su questo blog.
Inutile dire che non era nostra intenzione offendere, né tanto mento essere razzisti.
Chi ci conosce sa quanto questo sia lontano dal nostro modo sia di comportarci che di vedere il mondo.
L'uso di un linguaggio infelice e di patetici luoghi comuni è stato comunque un grave sbaglio, sarebbe ipocrita e poco serio non riconoscerlo, soprattutto dopo che ci stato fatto notare, anche indirettamente, da persone che godono di tutto il nostro affetto e la nostra stima.
Non possiamo che ribadire le nostre più sentite scuse e continuare a lavorare perché chi certe cose le dice sul serio cambi idea.

Dispiaciuti
Alberto Trivelli e Stefano Poggi

lunedì 24 dicembre 2007

La giovanile che vorrei

Mercoledì 19 abbiamo riunito, primo in Italia, il coordinamento provinciale provvisorio dei Giovani Democratici di Vicenza.

Dal Veneto e da Vicenza, terra difficile, abbiamo fatto i primi passi verso un’organizzazione giovanile grande e partecipata.

Una giovanile che parla di temi concreti.

Dobbiamo fare un’ammissione. Dalle primarie del 14 ottobre, all’interno del Partito Democratico, almeno dalle mie parti, ci stiamo arrovellando sulle forme, sulle regole e sugli organismi, dimenticando le idee.
Come il ceramista che, fatto il vaso, lo rifinisce e lo cesella molto accuratamente, ma dimentica di riempirlo, noi dimentichiamo di riempire il meraviglioso contenitore che abbiamo creato di proposte e di temi concreti.
Questo dovranno fare i Giovani Democratici, parlare ai giovani dei problemi veri ed arrivare, attraverso il confronto democratico, a dei risultati.
Troppo spesso ha ragione il detrattore della politica che ci accusa di essere bravi “solo a parole”.
Ha torto e glielo dobbiamo dimostrare.

Una giovanile radicata nel territorio e, per questo, decentrata.

Se vogliamo che i giovani si avvicinino a noi, alla politica, dobbiamo parlare di problemi che loro sentono più vicini e quotidiani e questo non possiamo farlo né dal livello regionale né da quello provinciale. Deve essere incentivata la creazione di “nuclei” locali che coinvolgano, dalla scuola e dal luogo di lavoro, i giovani che hanno voglia di parlare e risolvere i problemi.

Una giovanile innovativa, nel merito, ma anche nel metodo.

Nel 2007, in una regione come la nostra, dove le nuove generazioni si informano di politica per il 44% grazie alla rete, dobbiamo essere noi giovani per primi a portare il cambiamento, soprattutto per quanto concerne le nuove tecnologie, più vicine a noi per ragioni anagrafiche e non solo.
Come primo atto per quanto riguarda la comunicazione, infatti, i Giovani Democratici di Vicenza si sono dotati di un sito (http://giovanidemvic.altervista.org) e di un gruppo di discussione (http://groups.google.com/group/giovanidemvicentini).

Questi, però, sono ancora i primi passi.

La giovanile che voglio io, oltre ad essere grande e partecipata deve essere anche autonoma.
Credo che nessuno dei giovani che si sta impegnando nella creazione di questa organizzazione si nasconda che sarà legata a doppio filo al Partito Democratico. Non possiamo immaginare di non riunirci nelle sedi del PD, di non avere i nostri stand alle feste dell’Unità (o come si chiameranno) e, fatto non secondario, non possiamo dimenticare che i fondi del PD saranno anche nostri.
Uno dei motivi che mi hanno convinto della necessità di un’organizzazione giovanile è, però, il bisogno di autonomia propositiva delle nuove generazioni. È necessario che i giovani, per confrontarsi col partito, siano presenti con una posizione chiara, condivisa ed elaborata in piena autonomia.
Per avere ciò i Giovani Democratici dovranno viaggiare su un binario parallelo ma distinto rispetto al Partito Democratico, dovranno essere in grado di esprimere, quando lo si ritenga necessario, una posizione diversa, anche per stimolare il partito e offrirgli spunti di riflessione e di crescita.
Dovremo essere, parafrasando Socrate, “tafani ai fianchi del partito”.

Credo che ci dovremo porre questo obiettivo, se siamo giovani che hanno “qualcosa da dire”.

Recoaro Terme, 23 dicembre 2007

Alberto Trivelli


Pubblicato su Fermentidemocratici

domenica 23 dicembre 2007

Nostalgia...

Ho trovato questo filmato su youtube. Una storia si chiude oggi, noi siamo la forza che ne deve cominciare un'altra. Però gli occhi lucidi vengono lo stesso.

martedì 18 dicembre 2007

venerdì 23 novembre 2007

Pro Iuvenile


Recoaro Terme, 22 novembre 2007


Le nostre primarie hanno cambiato la politica e sarebbe riduttivo riferirsi solo ai processi aggregativi che si sono ingenerati sia alla nostra destra che alla nostra sinistra.
Le primarie hanno cambiato la politica, perché hanno impresso una svolta partecipativa (che si badi bene a non disperdere) ai processi decisionali che prima avvenivano quasi esclusivamente nelle chiuse stanze del “palazzo”.

Noi giovani ci dobbiamo dunque confrontare con una realtà diversa rispetto a quella alla quale si approcciavano le organizzazioni giovanili dalle quali parte di noi proviene.
Come siamo stati entusiasti rispetto al progetto del Partito Democratico, così dobbiamo esserlo nell’ascoltare e interpretare le sollecitazioni provenienti da una società che, ancor più dopo il 14 ottobre, affronta il mondo con occhio critico ed analitico.
Dobbiamo cogliere le perplessità e le proposte di quei giovani a cui non bastano partiti di plastica.

Per fare questo, occorrono strumenti adatti e funzionali.
Nelle ultime settimane c’è stato chi ha parlato di un’organizzazione giovanile del PD come una “riserva indiana”, sostenendo che il nostro debba essere il partito dei giovani.
Io questo partito non lo voglio. Il mio Partito è quello degli italiani, dalla pediatria alla geriatria.
Solo all’interno di un partito che riconosca a pieno tutte le sue componenti, anche generazionali, può e deve trovare spazio un’organizzazione giovanile forte e radicata. Per due motivi.

Prima di tutto dobbiamo considerare l’attrattiva che, nel bene e nel male, i partiti hanno sui giovani. Non è realistico pensare che molti nostri coetanei, pur interessati alla realtà che li circonda, si iscrivano ad un Partito la cui tessera, di qualunque colore essa sia, è spesso sentita come troppo pesante ed impegnativa.
Solo un’organizzazione giovanile può catalizzare quelle energie che, senza l’impegno di una tessera, vogliono contribuire allo sviluppo e all’affermazione del partito da cui si sentono rappresentati.
Questo deve essere fatto prima di tutto sul piano locale. In un’Italia troppo spesso bloccata dalla sindrome NIMBY, è chiaro a tutti che i problemi che appassionano per primi e di più sono quelli che coinvolgono se stessi, il proprio comune. Per questo è necessario che l’organizzazione che ci daremo vada il più possibile nella direzione del decentramento, non al fine di creare innumerevoli “gruppi di pressione” a livello più alto, ma di avvicinare il partito al cittadino e, auspicabilmente, le soluzioni ai problemi.
È chiaro però che l’organizzazione di un partito e di una giovanile che si pongono in primis come nuovi, non si può basare esclusivamente sulla stantia scala gerarchica sezione-provincia-regione-nazionale.
Noi giovani per primi dobbiamo farci latori di strumenti di comunicazione e di coordinamento nuovi, che sono disponibili grazie alle nuove tecnologie e che sta solo a noi sfruttare.
Sul sito www.partitodemocraticoveneto.org è comparso un sondaggio che evidenziava il fatto che i giovani veneti al 44% si informino di politica grazie ad internet.
Di fronte ad un dato così lampante, che riguarda proprio la fascia a cui noi ci dovremo rivolgere, non possiamo permetterci di far finta di non vedere e di continuare ad usare il web poco e il più delle volte come una vetrina, priva di interazione da parte degli utenti.
É significativo il fatto che, prima dell’organizzazione stessa, sia nato un network nazionale di coordinamento (www.fermentidemocratici.ilcannocchiale.it) su internet.
A prima vista può sembrare di scarsa importanza, ma è democratico anche questo.

Il secondo motivo che mi spinge ad auspicare la nascita di un’organizzazione giovanile del PD è più “politico”.
Infatti, all’interno di un partito per definizione democratico, i giovani devono essere dotati di una forte autonomia propositiva.
Non dimentichiamo l’esperienza, tra le tante, della proposta di legge “Accesso al Futuro”, elaborata e fortemente sostenuta dalla Sinistra Giovanile, che entrò poi a far parte del programma del Presidente Prodi.
Per questo non posso che auspicare che i Giovani Democratici, se così si chiameranno, viaggino su un binario sì parallelo a quello del partito, ma chiaramente distinto e autonomo in quanto a proposte.
Certo, questo causerà prima o poi una diversificazione tra la linea del PD e quella dei GD, ma non è anche questo il sale della democrazia?

È chiaro, però, che, almeno nella sua fase iniziale, un soggetto generazionale non può avere un impatto sulla società pari a quello del partito.
Per questo a chi dice di organizzare delle primarie anche per i Giovani Democratici, io mi permetto di esprimere il mio disaccordo.
Non commettiamo l’errore di giocare, come bambini, troppo col giocattolo nuovo, fino a romperlo.
Non possiamo pensare che la gente venga a votare ogni quindici giorni.
Quello delle primarie è stato un ultimo gesto di fiducia che ci dobbiamo meritare, prima di chiederlo nuovamente.
Radichiamoci, spendiamo tutte le nostre energie in una campagna vera di tesseramento, poi potremo permetterci di organizzare una machina di consultazione seria e coinvolgente.

Alberto Trivelli

[grazie alla maestra Sevwandi (Serwandribudi)]

martedì 13 novembre 2007

...il ritorno

Sono costituente nazionale del PD e rappresentante d'Istituto. Mi sembrano due buoni motivi per essere stato impegnato...